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Un inizio di campagna elettorale niente male

10/01/2011

Leggo questo post di Luca Sofri e mi stupisco di parecchie cose, ma soprattutto dell’idea che la politica e i partiti siano una cosa che si possa fare dicendo: “Cari elettori, scusateci, ma ora non siamo pronti, quindi ci fermiamo ai box per qualche anno, facciamo pure per qualche decennio. Così lì dentro, nel nostro silenzioso laboratorio, non disturbati da elezioni e problemi di tutti i giorni, possiamo mettere a punto un partito innovativissimo e formidabile, e con quello nel 2031 torniamo in pista e allora sì che non ce ne sarà per nessuno. E se nel frattempo i nostri avversari faranno ogni possibile immaginabile porcheria, beh, ci dispiace davvero, ma tanto avrebbero vinto comunque, non ce la potevamo fare in ogni caso, facevamo troppo schifo. Ci rivediamo tra vent’anni”.

Una cosa che invece non mi stupisce, perché la sento da parecchio, ma trovo lo stesso assai antipatica, è questo ritornello sulla sinistra che da vent’anni avrebbe accumulato solo sconfitte, ripetuto come cosa ormai scontata, perché lo dicono tutti, no? Ebbene, lo dicono tutti, ma è una balla lo stesso. Dal 1994 a oggi centrodestra e centrosinistra hanno vinto una volta per uno, alle politiche come alle amministrative (anzi, qui probabilmente è in vantaggio il centrosinistra). Ricordo ancora come fosse ieri quella dichiarazione di Massimo Cacciari (uno di quelli che di solito vengono portati a esempio di dirigente del Pd ideale, dai critici del Pd), mi sembra ancora di sentirlo, dopo non so quale vittoria del centrosinistra alle amministrative, che si diceva addirittura allarmato per la scomparsa dell’opposizione (di centrodestra, ovviamente), che si poneva addirittura un problema democratico, che il predominio del centrosinistra diventava persino preoccupante. 

Più di tutto, però, vorrei capire chi sono gli amici di cui Sofri riporta il parere (non dico nomi e cognomi, dico da che mondo vengono, chi rappresentano), e se ho capito male io o se la sua (loro?) conclusione è che bisognerebbe promuovere la scissione del Pd. Adesso.

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23 commenti leave one →
  1. 10/01/2011 23:14

    È che pensano che la politica sia un modellino teorico, che devi mettere tutte le cosine a posto e poi funziona. Non hanno proprio voglia di mettere le mani nella fanga.

  2. fausto permalink
    10/01/2011 23:28

    magari in vacanza ci va lui.

  3. 11/01/2011 08:25

    Tre risposte, in ordine inverso. Gli “amici” di cui parlo non sono “amici” ma persone varie e l’esistenza di un simile ampio gruppo di persone con quei pensieri sta in qualunque conversazione stradale ma anche più a portata di mano nei commenti al mio post. Due: sostenere che facciano testo a dimostrazione di due vittorie della sinistra le vittorie elettorali naufragate in sintomatici fallimenti non è ammesso dal mio modo di vedere le cose. Quando parlo di sconfitta non mi riferisco – come nel resto del discorso – solo al raccogliere qualche punto percentuale in più al momento del voto, cosa che peraltro è avvenuta con affannatissima rarità. Tre: la tua presunta parafrasi del mio discorso sul “fermarsi ai box” è completamente fuorviante. Io non pretendo che nessuno si fermi ai box ma che si lavori per un progetto a costo di vederlo perdente e non per una vittoria a costo di avere pochi progetti, ancor più se poi neanche quella vittoria si mostra. Di partiti che hanno costruito rilevanti progressioni e ruoli importanti anche senza pensare di essere maggioranza dopodomani è pieno il mondo e la storia. Non mi pare che il PCI sia andato a ogni turno elettorale convinto di vincere, ma lo stesso con progetti estesi e ambiziosi su maggiori distanze. Ciao, L.

    • francesco cundari permalink
      11/01/2011 11:22

      “Affannatissima rarità” delle vittorie elettorali non è vero: finora il centrosinistra ne ha vinta una sì e una no se stiamo alle politiche, di più se parliamo delle amministrative (che non toglierei dal mazzo come cosa irrilevante). quanto al loro essere naufragate sistematicamente in “sintomatici fallimenti”, ognuno la vede come la vede, ma per me aver preso un paese che nel 1992 era sull’orlo della bancarotta (in senso stretto), e prima sostenendo i governi Amato e Ciampi, poi ribaltando il primo governo Berlusconi sul nascere, quindi inventando il governo Dini e l’Ulivo e la candidatura Prodi – facendo tutte queste non semplici cose – avere portato il suddetto paese nell’euro non mi pare si possa mettere nel conto dei fallimenti. Quanto al resto, sottoscrivo il commento di knut e aggiungo solo: “sistema politico fondato sul cosiddetto bipolarismo di coalizione”.

      sul fatto che il Pd abbia il “fiato corto” sono d’accordo con te, ma dubito che aiuterebbero, adesso, la scissione del Pd e la fondazione dell’ennesimo nuovo partito, che poi non ho capito da dove prenderebbe quella visione di più lungo periodo e tutte quelle altre cose che mancano al Pd. ti faccio inoltre notare che hai cominciato liquidando gli ultimi vent’anni di storia della sinistra con l’argomento che si sarebbe dimostrata incapace di vincere le elezioni, o di vincerle abbastanza, e chiudi dicendo che serve un partito che non si preoccupi di vincere le prossime elezioni e nemmeno quelle dopo, pensando direttamente al 2031.

  4. 11/01/2011 08:30

    Rispondo non polemicamente anche a “Simone Liuzzi”: la fanga, il territorio, lo sporcarsi le mani, rischiano di diventare dei cliché vuoti e degli alibi strumentali, come quando Berlusconi dice “comunisti”. Poi di fatto mi devi spiegare cosa fai tu o cosa fa Cundari che corrisponda più di quello che faccio io o altri allo “sporcarsi le mani”: ci stiamo sporcando le mani in parecchi, da tempo, con idee diverse di dove questo debba portarci, ma anche simili. Molte persone con cui condivido pensieri fanno politica attivamente, altri fanno altre cose “politiche” in modi diversi, che è quello che credo di fare anch’io: e lo stesso avviene tra i teorici dello sporcarsi le mani. Ma la retorica della “fanga” disegna macchiette di presunti operai coi forconi o presunti salottieri in cachemere che sono stronzate. Per fortuna.

  5. Knut Wicksell permalink
    11/01/2011 10:41

    Riguardo al punto 2 di Sofri, ricorderei le tre grandi prestazioni del centro-destra al governo del paese. Nel 1994 durarono 7 mesi, nel 2001 scoppiarono a metà legislatura (con due governi e una catena di dimissioni di ministri: esteri, interni, economia, etc.) e ora stanno come tutti sappiamo. Il tutto con maggioranze numeriche molto larghe (fatta eccezione per il 1994). Non sarà forse il sistema politico nel suo complesso ad avere qualche problema?

  6. 11/01/2011 11:13

    Il problema – a mio avviso – non è “questo ritornello sulla sinistra che da vent’anni avrebbe accumulato solo sconfitte”, ma chiedersi se la discussione che abbiamo fatto per dare vita al Pd avesse senso oppure no. Quando dicevamo che non stavamo dando vita a quel partito per “vincere le elezioni”, ma perché volevamo nascesse un partito del XXI° Secolo. Ne ho scritto qui: http://marcocampione.wordpress.com/2011/01/11/sofri-cundari-pd/

  7. 11/01/2011 11:35

    Lascio il resto alle rispettive opinioni, ma vorrei solo correggere l’errata lettura di qualcuno che ha visto il mio post come una proposta di costruzione di partito nuovo o di scissione: quella era per me solo un corollario del ragionamento sul presente, che rispondeva a un’eventuale domanda su quale possa essere una chance di costruzione di un altro paese. Io temo che quella chance non ci sia (ma credo si facciano le cose giuste anche quando sono disperate) ma se mi chiedete dove possa risiedere, per esclusione, dico lì. Penso che succederà? No.

  8. 11/01/2011 11:38

    (Francesco, un po’ imbrogli: ti ho ripetuto tre volte che non è dai risultati elettorali che si giudica prioritariamente la qualità di un progetto politico né il suo successo, ma casomai dalla sua applicazione e dal suo cambiare in meglio un paese. E tu ancora continui a fare i conti delle elezioni).

    • francesco cundari permalink
      11/01/2011 11:59

      giuro che in perfetta buona fede io avrei detto che eri tu a “imbrogliare” (si fa per dire, ci capiamo), ora giocando sul tema purtroppo molto popolare “le sconfitte della sinistra/la sinistra incapace di vincere”, ora sostenendo la tesi opposta. Ma è anche vero che questa contraddizione io la vedo nei discorsi di molti, per cui può ben darsi che sia io a non capire – però, se stiamo ai risultati politici e non semplicemente elettorali, non capisco come tu possa nemmeno conteggiare, o addirittura mettere tra i fallimenti, l’autentico salvataggio del paese dei primi anni novanta, con tutti i suoi limiti ecc. ecc.

  9. 11/01/2011 12:00

    Rispondo non polemicamente a “Luca Sofri”: parlare della “fanga” senza avere la minima idea di cio’ di cui si sta parlando, la trasforma automaticamente in cliché. Lo eviterei, tanto per non finire nelle invocate (non da me) stronzate.

  10. 11/01/2011 12:29

    Caro “Luca Sofri”,
    ho l’impressione che non parliamo lo stesso dialetto dell’italiano, ma ci provo uguale. Anche io sono convinto (e non sai quanto vorrei sbagliarmi) che il PD non abbia serie speranze di vittoria prima di qualche anno, ma resto e vado avanti perché voglio costruire qualcosa di importante sul medio termine.
    Ma per costruire qualcosa non te ne puoi andare da qualche parte come un alchimista che si chiude in un sotterraneo giurando di restarci finché non trova la formula della pietra filosofale.
    Devi in stare in mezzo al casino, coi mezzi che hai, contrastando come si può chi ci sta portando alla rovina morale e materiale, ricostruendo pian piano un rapporto profondo con tutti i pezzi di umanità che abbiamo intorno. È un lavoro quotidiano molto più importante di cercare il partito perfetto ed è quello che intendo io quando uso l’espressione che “Zoro” ha reso di moda: “stare nella fanga”.
    Se te preferisci una politica tutta di discussioni ideali, in cui ci si sforza di capire cosa sarebbe meglio se il mondo fosse in un dato modo e fosse regolato da certe leggi, invece di fare lo sforzo quotidiano di studiare il mondo per capire com’è fatto per davvero e come può essere migliorato, accomodati.
    Nonostante tutto siamo ancora in un paese libero. E se prosegui in questa direzione potresti anche sfondare come commentatore in un grande quotidiano, o come politologo tivvù à la “Sartori”.
    Auguri.

  11. 11/01/2011 12:30

    En passant, su questa cosa che vincere non è poi così importante, l’importante è “far bene”, ci avevo scritto una cosa tanto tempo fa.

    http://www.redmarker.net/main/index.php?option=com_content&task=view&id=21&Itemid=2

  12. Francesco Giulioli permalink
    11/01/2011 13:24

    un’opione profana. Anzi, un barlume di sensazione (o di esperienza) personale.

    Nulla mi ha più allontanato dal Ds/Pd in questi anni (di cui sono elettore occasionale) come la sensazione che il partito, fritto da una paura matta di perdere, di non agganciare un consenso “maggioritario”, abbia rinunciato ad avere idee precise e forti su qualsivoglia argomento. Una specie di perenne compromesso. Il “ma-anchismo” rimproverato a Veltroni, i problemi del governo Prodi nel varare persino la legge sulle coppie di fatto.

    La mia sensazione è che siano mancate, oltre alle idee, anche il coraggio di sostenerle. A costo di perdere le elezioni, perchè gli italiano non erano “pronti”. Il testimonial del voto agil immigrati in Italia è Gianfranco Fini, doloroso paradosso. Una cosa come questa i Ds avrebbero dovuta sostenerla già parecchi anni fa. Sarebbe stata una campagna che avrebbe goduto di ampi favori popolari? Penso di no, ma sarebbe stata giusta, e sarebbe stata un’istanza precisa. E magari, insistendoci e martellando nel corso degli anni, si sarebbe riusciti non dico a forgiare l’elettorato, ma si sarebbe contribuito a creare un clima, a rendere quell’istanza meno strana, aliena e preoccupante.

    Ovviamente quello del voto agli immigrati è solo un esempio per tutti. Per me questo vuol dire essere lungimirante. Costruirsi nel tempo un’identità fondata su punti precisi, diversi ed opposti a quelli della destra berlusconiana (nell’essere a malapena distinguibile dal suo avversario il PD di Veltroni è stato davvero molto “americano”).

    Poi magari le elezioni del 2008 le perdi ugualmente. Però, arrivato il 2011 che vede la destra al capolinea, l’elettore si guarda intorno e invece di vedere un partito che non si capisce che cosa sia e che cosa voglia, vedrebbe QUALCOSA. E magari, disgustato e deluso dall’ultima terrificante stagione berlusconiana, gli viene anche voglia di crederci, in quel Qualcosa.

    Probabilmente non era questo il senso dell’intervento di Sofri, ma io ci ho rivisto un po’ di questa mia insofferenza di assoluto profano di politica e di tormenti PDini.
    Il fatto non è che bisogna nascondersi per dieci anni a studiare il partito perfetto, ma credere in fondo in un progetto anche a costo di vederlo trionfare fra dieci anni. Se si fosse cominciato dieci anni fa sarebbe stato meglio.

    • francesco cundari permalink
      11/01/2011 18:20

      non so se ho capito male, se magari dal tuo punto di vista questo discorso smentisca o contraddica qualcosa di quello che ho scritto io, ma io, se la metti così, direi che sono sostanzialmente d’accordo con te (magari non la metterei proprio negli stessi termini, distinguerei alcune cose, ma qui si fa a capirsi). Anzi, direi che quello che dici tu è anche uno dei motivi, e non degli ultimi, per cui da mesi critico il Pd per la sua acquiescenza sul caso Marchionne

  13. 11/01/2011 14:37

    Simone, mi confermi che non diciamo cose in contraddizione. Io semplicemente non penso che l’unico modo di sporcarsi le mani sia lavorare dentro a un partito, e temo anzi che farlo dentro al PD sia semplicemente improficuo: ma mi pare prepotente pensare che fare le stesse cose nel PD piuttosto che in altri luoghi, movimenti o partiti sporchi di più le mani. Io non ce l’ho con nessuno, al PD ci ho creduto e nel mio piccolo ci ho anche lavorato: ma la conclusione – mia, per carità – è che non si va in America con il treno. Il treno serve a un’altra cosa e per quanto tu ti sporchi le mani con le leve e il carbone o il Frecciarossa sempre treno è, e il tuo obiettivo è l’America. Poi ad altri potrà interessare andare solo a Berlino, e il treno va bene.
    Francesco, quando faccio i conti e vedo come sta messa l’Italia il mio bilancio è che la sinistra italiana debba dichiararsi molto sconfitta, nessuno si senta assolto. È come quando la tua squadra è ultima e l’allenatore è anche Galeone: simpatico, per bene, ma guardate la classifica e tirate delle conclusioni. Poi se vuoi facciamo una discussione di dettaglio sulle molte brave persone e sui buoni risultati puntuali che sono stati conseguiti. Ma la classifica parla chiaro, guardati intorno.

    • francesco cundari permalink
      11/01/2011 18:57

      capisco, approvo e condivido il rifiuto delle letture autoconsolatorie, con cui spesso a sinistra finiamo per giustificare tutto. Mi sembra però che tu cada nell’eccesso opposto, per cui se il mondo è brutto allora è tutta colpa nostra. Negli anni novanta la sinistra ha dominato la politica italiana e letteralmente salvato il paese. E parlo di anni in cui quegli stessi leader, nessuno escluso, hanno detto e fatto, tra le altre, diverse cose che personalmente non condivido per niente, e che in buona parte non condividevo nemmeno allora (in parte, invece, lo dico col senno di poi, che è più facile). Restano secondo me risultati storici e meriti oggettivi (ne ho parlato prima e non li rielenco). E restano fior di articoli, usciti allora, sulla fine del berlusconismo, la morte politica di Berlusconi, eccetera, che sarebbe istruttivo andare a ripescare oggi, per vedere come tutto sia relativo. Nel decennio appena trascorso, invece, non c’è dubbio che Berlusconi ha dominato la scena, e senza dubbio, oggi, i gruppi dirigenti che guidavano la sinistra vent’anni fa non appaiono più freschi di lui, perché non lo sono. Chiediamoci dunque quali siano le ragioni “sistemiche” di questa paralisi. Io, l’ho già detto, indagherei sull’effetto di paralisi reciproca indotto dal bipolarismo di coalizione, unica, vera e sola assicurazione sulla vita per Berlusconi, più efficace di milioni di leggi ad personam.

  14. 11/01/2011 21:04

    Poi qua tutto ritorna ad allontanarci molto, ma io devo dirti che credo nella qualità delle persone e delle leadership rispetto agli obiettivi. E credo che l’attuale classe dirigente del PD, ricca di persone intelligenti, ammirevoli e capaci di molte cose, sia al momento inadeguata alla comprensione del presente e del futuro e irrigidita su un tipo di gioco a uomo in una partita dove ci vuole il gioco a zona o almeno la disponibilità a pensare le cose in altri modi, a cambiare gioco. In teoria basta poco: basta uno moooolto bravo oppure tre o quattro piuttosto bravi, e se si sbattono molto convincono tutti, persino in un paese reticente al riconoscimento delle bravure (a differenza di altri paesi dell’Occidente dove si sono volentieri consegnati a proposte ardite e diverse ma che promettevano di poter sparigliare e rileggere il futuro). Di fatto, però, la loro assenza qualcosa vorrà dire.

  15. 11/01/2011 21:45

    Arrivo tardi, ma aggiungo una considerazione.
    Il fallimento della sinistra (dopo il ’98, perchè è vero che fino a quel momento ha salvato il Paese, due volte) è in larga misura culturale: 20 anni fa molte persone si vergognavano a dirsi di destra, non che fosse sano ma era così; oggi buona parte della classe dirigente del PD stesso ha remore a definirsi di sinistra. Per non parlare di interi settori della società civile, in cui la sinistra ha perso credibilità e legittimazione. (Tanto per restare all’attualità, nelle fabbriche).

    La destra al contrario, pur non realizzando sostanzialmente nessuna delle proprie promesse, ha cambiato il clima culturale del Paese, dai diritti civili ai temi religiosi, dal lavoro alla sicurezza al rapporto con le classi intellettuali. E l’ha fatto in modo tanto radicale e convincente che in larga misura ci è cascata anche la sinistra, in particolare sui temi del lavoro e dei diritti civili.

  16. marco permalink
    12/01/2011 13:47

    per essere gente che ha dovuto subire la morte delle coordinate ideali su cui interpretava il mondo, c’è andata fin troppo bene, direi.
    quando 20 anni fa fu abbracciata una impostazione riformista – con molte incoerenze, certo -l’alternativa a un socialismo reale intollerabile, odioso e poliziesco, e economicamente fallimentare era un sistema che -lasciamo perdere l’italia -era comunque accettabile : libertà, garanzie, differenze sociali sfumate e tollerabili, legislazione sempre più tesa verso un riequilibrio delle differenze sociali.
    fu facile, al di là del lato emotivo, fare il salto, e c’era spazio per un riformismo progressista, teso ad una maggiore libertà ed eguaglianza nelle opportunità.

    gli ultimi vent’anni hanno distrutto questo mondo(in europa : in india sta nascendo ora, e difatti in brasile vince Lula) e noi ci troviamo privi di un mondo nel quale possiamo riconscerci, o indicare come prospettiva futura.
    questo mondo procede alla grande, con grande efficacia, senza bisogno del nostro impegno politico : il problema nasce se la struttura gerarchica che spontaneamente il mondo si dà non è accettabile per noi… per me non lo è.
    ma se non si ha una visione di società nuova -e chi ce l’ha, oggi ? intendo, nuova E funzionante, non irreale ? Ferrando, Naomi Klein ? – non si può che amministrare la progressiva riduzione di livello di vita dellla classe sociale dalla quale la sinistra è nata, con incisività zero, e scarso consenso.

    pensare che a questa debolezza “strutturale” si rimedi con cambiamenti “sovrastrutturali” quali linguaggio, dirigenza, forme di organizzazione, secondo me è un errore.

    quindi che proponi ? e che ne so ? ma questo E’ il problema, e il resto è corollario : a chi mi offrirà una proposta politica convincente su questo andrà non solo il mio voto, ma anche la mia eterna gratitudine.

  17. 12/01/2011 15:12

    Ma che scherziamo? Ma secondo te l’attuale classe dirigente del centrosinistra e’ cresciuta nel paradigma del socialismo reale?
    E anche fosse cosi’, non c’erano altri modelli gia’ ben funzionanti in giro, come la socialdemocrazia scandinava o la sinistra tedesca?
    E pure fosse cosi’, altri partiti di sinistra europei, dalla Gran Bretagna alla Spagna, non hanno fatto evolvere la propria piattaforma politica senza suicidarsi?

    Qui non si parla mica della classe dirigente sovietica, che in effetti si e’ vista crollare il mondo intorno: qui si tratta di persone con un passato da dirigente e amministratori locali che al momento della ribalta hanno perso la partita culturale contro la destra senza nemmeno scendere in campo. O, quando l’hanno fatto, giocando sostanzialmente con gli schemi degli avversari, magari facendosi convincere da un editorialista del Corsera che fossero gli unici possibili.

    La pochezza di questa generazione sta proprio nell’incapacita’ non solo di offrire una piattaforma alternativa, ma anche solo di riconoscerne la necessita’ e l’opportunita’ storica.

    • marco permalink
      12/01/2011 15:41

      l’attuale classe dirigente, non lo so, direi di no e penso che Bersani si possa dire un socialdemocratico con tendenze liberali…sostanzialmente un comunista amendoliano( non sembri in contraddizione) come quasi tutta quella parte di base che si è fatta tutta la trafila -tra cui io.

      …ma rimane il fatto che anche una visione riformista e socialdemocratica è oggi succube della mobilità dei capitali.
      di quella, e non di un’articolo di fondo del corriere !
      è l’effettiva difficoltà di tenuta economica e finanziaria della “società di tipo europeo” che dà forza ideologica alle tirate neo liberali, non viceversa.

      quanto ai partiti europei che hanno svoltato in positivo, credo che tu ti riferisca ad inglesi e spagnoli….c’è tanto da imitare nel loro modo di essere, concordo.
      ma una risposta su come si tiene insieme l’egualitarismo ( tendenziale, ovvio) europeo con la globalizzazione mi sembra che non ce l’abbiano nemmeno loro…e i guai che passano da quando tenerlo su a forza di debiti non si può più fare, mi sembra lo dimostrino.
      è facile coniugare giustizia e sostenibilità, se l’economia tira…

      insomma si vedrà.

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