Roma. “Oggi sarei tentato di parlare di politica estera”. Così esordisce Massimo D’Alema, seduto nel suo ufficio alla Fondazione ItalianiEuropei, all’indomani del girotondo grillo-dipietrista, che campeggia sulle prime pagine di tutti i giornali. “Italiani”, aggiunge l’ex ministro degli Esteri. E indica l’Herald Tribune al centro della sua scrivania, ben lontano dal mucchio dei quotidiani nazionali. (continua…)
A quanto pare, oggi Di Pietro rifiuta di dissociarsi dalle parole di Grillo e compagni (si fa per dire) da cui si era dissociato ieri. In compenso, Veltroni si è dissociato da Di Pietro.
A quanto pare, nemmeno era finita la manifestazione che già tre quarti dei promotori se ne dissociavano. Antonio Di Pietro, per esempio, si dissocia dagli attacchi “al Quirinale, al Papa e al Pd”. Furio Colombo pure. Come se Beppe Grillo e Marco Travaglio avessero detto alcunché di diverso da quello che hanno sempre detto. Come se il problema fosse Sabina Guzzanti, che ha invece il merito di avere messo tutti gli astanti dinanzi allo specchio, di fronte alla conclusione ultima e inevitabile delle loro premesse ideologiche e culturali: l’isterismo politico. Tra tutti coloro che questa suburra hanno consapevolmente aizzato - perché è su questo che campano a spese della sinistra italiana da quindici anni a questa parte - e che ora se ne dissociano ritirando la mano con la faccia del bambino che capisce all’improvviso di averla fatta grossa, Sabina Guzzanti mi sembra l’unica degna di compassione. Ma dovrà accontentarsi della mia, perché da domani sono sicuro che di compassione ne raccoglierà ben poca. Al contrario di quegli altri, che invece saranno subito riabbracciati nella nostra allegra e indulgente famiglia, come al solito, e per primi da quei giornali che sono in fondo i loro cattivi genitori. E che tutto questo hanno insegnato, incoraggiato e premiato. Troppo a lungo.
E così, per non saper che fare, adesso il Pd raccoglierà le firme ai banchetti, puntando forse a mettere in cassaforte l’uno per cento dei radicali prima delle prossime elezioni europee. O forse la ragione è semplicemente far vedere a Di Pietro, Flores, Grillo e Colombo che anche il Pd non gliele manda a dire, al principale esponente dello schieramento avverso o psiconano che dir si voglia. (continua…)
“Bettini: alleanze larghe, dall’Udc a Rifondazione”. Quando ho letto questo titolo, sull’Unità di oggi, la prima cosa che ho pensato è stata: ma che senso ha intervistare un ciclista sulle alleanze del Pd? E invece era proprio lui, Goffredo Bettini, “coordinatore politico del Pd e braccio destro di Walter Veltroni”. Mi pare evidente che si sta preparando qualcosa. Qualcosa di grosso. Se i miei calcoli sono esatti, domani sul Corriere dovrebbe uscire una nuova importante intervista: “Vassallo: il sistema tedesco per me è come un padre”, seguita su Repubblica da un articolo di Giorgio Tonini sul “primato della politica”. E lunedì, su Rolling Stone, l’intervista-verità che da anni aspettavamo di leggere e che finalmente leggeremo. “Veltroni: il jazz è una palla bestiale”.
A proposito delle private telefonate del presidente del Consiglio, il capogruppo dell’Italia dei valori Massimo Donadi dice che “l’informazione deve prevalere sulla privacy”, che Berlusconi è peggio di Clinton (perché “Clinton non fece ministro la Lewinsky”), ma soprattutto che “i cittadini devono sapere tutto sulla moralità dei leader”. Ecco. Il Mullah Omar non avrebbe saputo dir meglio. Non per nulla sta in un partito che si chiama “Italia dei valori” (Donadi, intendo, sul Mullah Omar non ho informazioni recenti). Comunque sia, in attesa dell’adesione dei legionari di Cristo al corteo dell’8 luglio, per tutti i militanti di sinistra che si apprestano a manifestare in difesa della pubblica moralità, sinceramente, mi resta da aggiungere solo una cosa: io ve l’avevo detto.
Se facessi il corrispondente dall’Italia per qualche giornale straniero, non penso che avrei bisogno di molto spazio per riassumere la situazione politica del paese. Mi basterebbero due righe.
Da quindici anni a questa parte, in politica, gli italiani si dividono in due campi: chi dice che il problema è Berlusconi e chi dice che il problema è la magistratura. E pensare che basterebbe così poco, per metterli d’accordo tutti.
Fabio Martini ricorda sulla Stampa un po’ di cose che andrebbero sempre tenute a mente. Anzi, bisognerebbe farci proprio uno studio, secondo me. Il punto è la relazione, logica e cronologica, tra i due movimenti uguali e contrari che hanno caratterizzato sin qui non tanto (non solo) le oscillazioni di Veltroni, ma un intero modello politico-culturale e di leadership nel centrosinistra. Ci tornerò.
Non so quanto durerà, ma a me questo nuovo Veltroni anti-dipietrista piace un sacco. Se poi si schierasse con Berlusconi sulle intercettazioni - non su tutto, solo sulle intercettazioni - allora sarebbe proprio fantastico. Allora sì che si aprirebbe una nuova stagione. Lo so: non lo farà. Ma va bene lo stesso. Non si può avere tutto.
Corsa solitaria e rapporto privilegiato con Berlusconi erano le due facce di un’unica linea politica: la linea del bipartitismo coatto. Dunque non si poteva che mantenerla o abbandonarla tutta intera. Avendo contestato quella linea sin dall’inizio, considero un bene che sia stata abbandonata. Ma penso anche che adesso il pericolo maggiore, per il Pd, sia la tentazione di cadere - diciamo pure di ricadere - nell’eccesso opposto. E siccome la vaccinazione va fatta per tempo, suggerisco subito di imparare a memoria le righe che seguono.
Il mondo ha fame. Il carocibo rischia di azzerare i progressi degli ultimi sette anni in termini di sviluppo economico, condannando 100 milioni di persone alla povertà. Ma c’è chi, pur di continuare a coltivare il proprio orticello, prende a schiaffi il buonsenso. Chiede decrescita, anziché sviluppo. Afferma che invece di aumentare la produzione agricola, dobbiamo coltivare il pianeta a biologico. Teorizza che anziché modernizzare l’agricoltura africana, dobbiamo rallegrarci che continuino a coltivare semi a bassa resa, regalando gran parte del raccolto ai parassiti e rompendosi la schiena per estirpare manualmente le erbacce. Sostiene che invece di aprire il mercato dei paesi ricchi alle esportazioni dei paesi poveri, dovremmo mangiare solo prodotti locali. Sono i Carlo Petrini, le Vandana Shiva, i Serge Latouche. (continua)
P.S. Sullo stesso tema, per il contenuto ma soprattutto per il titolo, va letto senz’altro anche l’ottimo “Non si uccidono così neanche i cavalli” di Roberto Gualtieri.