Quadernino

Domenica 30 Settembre, 2007

Saperla lunga

Archiviato in: lapsus calami — francesco cundari @ 2:13 pm

Sul tema Stella-Grillo-Battista-politica-antipolitica (ovvero: chi è il più casto della casta), oggi è intervenuto anche Eugenio Scalfari. Dice molte cose che condivido, anche se tralascia qualche dettaglio a proposito del perché la citazione einaudiana, da parte di Stella, sia un “boomerang”. In merito, oltre all’articolo citato nel post qui sotto, non posso non segnalare sul Mattino l’articolo che dice tutto quello che c’è da dire, a firma del mio filosofo di riferimento. Quello che però mi ha più colpito è una dichiarazione di Stella a Tv7, che Scalfari riporta così: “Io so poco di economia e quindi non mi sento in grado di mettere in piazza le supposte malefatte dei capitalisti italiani. Ma i politici sono sicuramente peggio perché hanno tutto il potere e lo ostentano”. Dichiarazione – se confermata, e se confermata in questi termini, si capisce – con cui Stella mostra di capire di politica molto meno di quanto capisca di economia (e tanto quanto capisce di logica: io ignoro A, ma so per certo che B è peggio – complimenti). E così si scioglie finalmente un dilemma che mi attanagliava da tempo: non lo fa apposta. Probabilmente è una bravissima persona.

In principio era la meraviglia

Archiviato in: appunti, articoli, libri — francesco cundari @ 1:15 pm

Quello che penso a proposito del piccolo dibattito sollevato dall’ultimo editoriale di Gian Antonio Stella sul Corriere, che venerdì si è modestamente paragonato a Luigi Einaudi, lo trovate qui. Articolo di ieri, scritto dopo aver visto che sul Corriere anche Pierluigi Battista dava man forte a Stella, paventando “i rischi di un nuovo fascismo”. Nientemeno.

“Forse è il caso di chiedersi – scrive Battista – se la vulnerabilità al richiamo salvifico di una rivoluzione che avrebbe trascinato nel fango i partiti non abbia fatto sentire i suoi effetti in un Novantadue, oltre che in un Ventidue”. Ecco, giusto, è certamente il caso di chiederselo. Chiediamoci dunque “se non sia stata cioè anche la mistica giustizialista del 1992 l’occasione per il rivitalizzarsi di uno spirito rivoluzionario in cui la ghigliottina giudiziaria si è fatta forte di una smania antipartitica così imponente da travolgere anche la cultura liberale più refrattaria ai raduni di piazza delle tricoteuses”. Forse qui Battista allude agli implacabili corsivi apparsi su Quattroruote, ai feroci editoriali di Donna Moderna? Non so. So però che ha ragione da vendere: occorre senza dubbio chiedersi anche questo. Dopodiché, riattacca con la “casta politica che si sente sotto assedio, senza capire che dovrebbe dar retta a un ipotetico nuovo Einaudi (non a Grillo, ma a un nuovo Einaudi liberale) se vuole aspirare a qualche chance di salvezza”. Può salvarsi, per esempio, con “seri accordi bipartisan sulla giustizia”, ma ovviamente non con “stratagemmi sotterranei” (“come ha scritto Piero Ostellino sul Corriere”). Può salvarsi, per esempio, con una seria moralizzazione, “non con la ricerca di un nuovo capro espiatorio da sacrificare in piazza (come sembra accadere nell’accanimento smodato sfoderato nei confronti di Mastella)”. Anche qui, nell’accanimento addirittura smodato contro Mastella, non è chiaro però se il riferimento sia ai lunghi servizi dedicati al caso dal Corriere dei Piccoli, o magari dalla gazzetta di Benevento. Chissà.

Giusto ieri ho cominciato a leggere “In principio era la meraviglia” di Enrico Berti, dove si spiega che la meraviglia di cui parlano Aristotele e i greci è un concetto difficile da afferrare per noi, che per l’influenza della cultura cristiana siamo soliti confonderla con l’ammirazione (il greco thaumazein, meravigliarsi, si traduce in latino con admirari). “Per i cristiani – scrive Berti – il creato suscita ammirazione in chi si sofferma a contemplarlo, perché è opera di Dio”. Mentre la meraviglia dei greci non nasce da un sentimento di tipo estetico, ma da un atteggiamento teoretico. E’ “desiderio di sapere”, e più precisamente di sapere “il perché” (in caso Battista passasse di qui, gliene consiglio vivamente la lettura).

Giovedì 27 Settembre, 2007

Un passo dopo l’altro

Archiviato in: fregnacce intimiste — francesco cundari @ 8:17 pm

Durante le mie tardive vacanze autunnali ho cercato di non perdere del tutto il contatto con quello che capitava da queste parti, nonostante fossi parecchio lontano. Lunedì e martedì sono tornato a lavoro, poi mi sono preso altri due giorni di vacanza. Sono rimasto a Roma e ho continuato a comprare diligentemente i giornali, ma ho smesso di leggerli. Domani però a lavoro ci torno definitivamente, quindi immagino che dovrei almeno provare a buttarci un occhio. Leggere almeno l’editoriale di Ezio Mauro oggi su Repubblica: “Antipolitica, per chi suona la campana”, e magari anche quello di Francesco Giavazzi ieri sul Corriere della sera: “La spesa pubblica non aiuta i deboli”. Certo, lo capisco, ora voi penserete che sono scemo. Ora voi direte: cosa vuoi che scrivano Ezio Mauro dell’antipolitica e Francesco Giavazzi della spesa pubblica? Ma l’hai mai letto un giornale, in Italia, negli ultimi quindici anni? E’ come chiedere qual è la trama di un film porno. Magari avete ragione voi. Anzi, lo so che avete ragione voi. E infatti non è che io li legga perché sia curioso di sapere cosa dicono. E’ solo che devo riabituarmi.

Sabato 22 Settembre, 2007

Avanti il prossimo

Archiviato in: appunti — francesco cundari @ 6:47 pm

Io dico che l’orgia grillista di questi giorni su quotidiani, settimanali e programmi televisivi è il picco prima del declino. Questione di pochi giorni, settimane al massimo. Non dico, naturalmente, che non troveremo presto degni sostituti, ma è un altro discorso (in merito, l’articolo definitivo per me è questo).

Mi pare evidente che Grillo non è un genio della politica. Repubblica gli dedica sin dal primo giorno l’apertura a tutta pagina – unico quotidiano nazionale – e lui se la prende con l’editorialino di Michele Serra che si permette di criticarlo. E fa anche di peggio con gli altri giornali. Dimostrando così di essere non soltanto un ingrato, ma uno sprovveduto. Per non dire dei poveri girotondini e della loro piccola listina grillista, subito sconfessata dall’implacabile comico. Gli si era già fatto intorno un coretto che la metà bastava a farlo cantare sei mesi, e lui si mette a insultarli tutti uno per uno. Per me dura poco.

Mi dispiace non aver scritto prima un elogio di Mauro Mazza e del suo Tg2. Lo volevo fare da tempo, giuro. Ricordo che ne parlavo con Antonio Polito quando io lavoravo ancora al Riformista e lui ne era ancora il direttore (una delle non molte cose su cui eravamo d’accordo). Ovviamente il recente editoriale di Mazza contro il grillismo (che non ho visto, che magari sarà stato anche eccessivo, che non me ne frega nulla della questione stilistica) non fa che confermarmi nella mia prima impressione. Direttore a vita.

Giovedì 20 Settembre, 2007

Quand les mois auront passé, quand seront apaisés leurs beaux rêves flambants

Archiviato in: appunti — francesco cundari @ 10:55 pm

Data la considerazione che ha sempre dimostrato per simili istituzioni, non mi sorprende più di tanto che nell’inviare la sua richiesta sull’utilizzo delle intercettazioni Clementina Forleo abbia sbagliato parlamento.

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Questo incredibile editoriale di Giovanni Sartori – professione: politologo – mi ha fatto pensare di esserci andato fin troppo leggero, qui. Forse sto invecchiando.

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Tornare è un po’ crepare.

Sabato 15 Settembre, 2007

Un quadro non allarmato ma certo cauto

Archiviato in: appunti — francesco cundari @ 8:28 pm

Silvio Berlusconi smentisce la ricostruzione di Libero sulle sue intenzioni di chiudere Forza Italia per guidare il Partito della libertà, presentata oggi da Vittorio Feltri con la consueta ruvidezza nei confronti dei preoccupatissimi dirigenti di Forza Italia (semplicemente straziante, su Libero, l’intervista di Sandro Bondi in proposito). Berlusconi dice che “i Circoli della libertà non diventeranno mai partito”.

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Il Tg1 dice che il ministro dell’Economia e il governatore della Banca d’Italia, a proposito della crisi dei mutui, hanno tracciato un quadro “non allarmato ma certo cauto”.

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Può darsi che da domani questo blog non venga aggiornato per qualche tempo.

Venerdì 14 Settembre, 2007

Abc del liberismo

Archiviato in: libri — francesco cundari @ 1:00 pm

Pur non avendone letta una sola riga, sento di dovere approfondire il mio pensiero in merito a “Il liberismo è di sinistra” di Giavazzi e Alesina, affinché non pensiate che i giudizi che ne ho dati sin qui fossero dettati da idiosincrasie personali o da pregiudizio ideologico. Devo dire subito che il libro credo sia poco più che la bella copia dei loro editoriali sul Corrriere della sera e sul Sole 24 ore, messi insieme alla meglio da pazienti collaboratori, per cui di quelle pagine, alla fin fine, penso di averne lette più io dello stesso Giavazzi. Ma non è questo il punto. Il punto è che il “Il liberismo è di sinistra” di Giavazzi e Alesina, secondo me, sta all’opera di Adam Smith e seguaci come l’ “Abc del comunismo” di Bucharin e Preobrazenskij sta all’opera di Karl Marx: analoghe le proporzioni, la funzione e lo stile dei due bignamini rispetto alle fonti originali. Proporzioni, funzione e stile che sono ovviamente quelli caratteristici di un agile compendio a uso delle masse, manuale pratico per il militante, piccolo catechismo in cui anche al più semplice dei lettori si comunichino in modo comprensibile i primi rudimenti e i dogmi fondamentali della fede. Il parallelo, però, non emerge soltanto da queste caratteristiche, ma innanzi tutto nell’apporto specifico alle rispettive ideologie da parte dei loro volenterosi divulgatori, i quali prima che studiosi sono dirigenti rivoluzionari, in cui rispetto della ragion di stato e sincera adesione ai valori e agli interessi del paese guida, in entrambi i casi, sono tutt’uno con la loro visione del mondo.

Giovedì 13 Settembre, 2007

Leadership

Archiviato in: appunti — francesco cundari @ 5:10 pm

Dopo aver firmato “per presa d’atto” l’accordo sulla previdenza e accettato “con riserva” il protocollo sul welfare, firmato solo “per senso di responsabilità”, come ha subito spiegato sui giornali e in una lettera al premier, Guglielmo Epifani definisce oggi sull’Unità “un passo davvero azzardato, che potrà avere gravi conseguenze” il fatto che la Fiom abbia votato un documento contro il suddetto protocollo. Quel protocollo che lo stesso Epifani, subito dopo averlo accettato, definì su Repubblica “un patchwork nel quale ogni pezzo risponde a un diverso gruppo di interessi”, una “somma di interessi parziali più che un interesse generale”, in cui “è assente un’idea condivisa del paese”.

Mercoledì 12 Settembre, 2007

All you need is d’Avanzo

Archiviato in: lapsus calami — francesco cundari @ 1:55 pm

Io credo di non aver mai letto in vita mia un editoriale come quello di Giuseppe d’Avanzo (a proposito, la “d” va maiuscola o minuscola?). Le persone banali, infatti, si dividono tra chi dice che Massimo D’Alema non ha fatto niente, dunque è il gip che ha torto ad accusarlo (sostituendosi al pm che non lo ha accusato di un bel nulla, cosa che il gip non può fare, a riprova della sua serenità), e quelli che dicono che invece D’Alema ha fatto eccome, ci sono le prove e le prove sono proprio nelle intercettazioni, dunque ha ragione il gip (non nella forma, d’accordo, ma nella sostanza) a chiedere al parlamento di autorizzarne l’uso, e il parlamento deve dire di sì.

Che ci volete fare, le persone banali ragionano così: si dividono tra chi dice a D’Alema resisti perché hai ragione e chi dice al parlamento consegnatelo perché è un furfante. Ma d’Avanzo non è mai banale. D’Avanzo (dopo il punto immagino che la “d” vada maiuscola comunque, no?) dice che “al di là delle responsabilità penali, che non si sa nemmeno se ci sono – lo dice proprio così, d’Avanzo, come fosse l’ultimo dei dettagli da considerare – egli è oggi individuato, per quelle intercettazioni, come uno dei cardini di un progetto che esplicitamente aveva l’ambizione di riscrivere gli equilibri di potere assegnando una grande banca e un grande gruppo editoriale a ciascuno degli schieramenti politici”. E cioè Bnl a Unipol (cioè Ds) e Corriere della sera a Ricucci (cioè Berlusconi).

Ora, a parte il fatto che questo grande “disegno” si è già visto che era una gigantesca montatura, a cominciare dal legame Ricucci-Berlusconi, e a parte tutto il gran casino che d’Avanzo fa a questo punto, ricominciando a infilarci Antonio Fazio, Guido Rossi, il Monte dei Paschi – a parte tutto questo, dicevo – la cosa veramente fantastica è che secondo d’Avanzo la difesa di D’Alema non va bene perché…

“Non esiste, si sa, l’onnipotenza dell’argomento giuridico. In questo caso, poi, in modo macroscopico. Ciascun attore si muove ispirato da fonti fluide e prassi controverse”.

Ecco. Alzi la mano chi avrebbe saputo dir meglio. Poche righe da scolpire nella pietra, da fare imparare a memoria il primo giorno a ogni stagista, da mettere all’ingresso della redazione: “Repubblica, un giornale ispirato”. Da fonti fluide, si capisce. Molto fluide. Praticamente liquide.

Martedì 11 Settembre, 2007

Uno spettacolo-subprime che ci hanno già rivenduto cento volte

Archiviato in: articoli — francesco cundari @ 1:07 pm

Nello scrivere di Beppe Grillo si cade facilmente in un paradosso, perché il fenomeno politico in sé e per sé non è altro che questo: che se ne parla sui giornali, e non solo nelle pagine degli spettacoli. Dunque bisogna scrivere del perché se ne scrive, contribuendo così a creare il fenomeno che si pretende di analizzare come se esistesse indipendentemente dagli articoli e dai servizi dei telegiornali, che spesso riprendono i giornali, che riprendono la televisione, secondo il classico schema delle bolle mediatiche, in cui ognuno si sente autorizzato a considerare rilevante un fatto semplicemente perché ne ha parlato qualcun altro prima. Ovviamente non voglio dire che Beppe Grillo non esiste. Dico solo che quello che esiste là fuori è un’altra cosa, completamente diversa, dal fenomeno politico-sociologico di cui si discetta sui giornali. (continua…)

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