Il salto del Caimano

2009 Dicembre 8
di francesco cundari

Silvio Berlusconi è ormai da sette mesi sulle prime pagine di tutti i giornali per fatti che poco o nulla hanno a che fare con l’attività di governo: prima per le dichiarazioni della moglie Veronica e per tutte le vicende personali annesse e connesse (dai presidenziali festini alla richiesta di divorzio); quindi per gli sviluppi del processo Mills; poi per l’enorme risarcimento comminatogli dalla sentenza sul lodo Mondadori; infine per le dichiarazioni del pentito Spatuzza sulle stragi mafiose del ’93. continua a leggere…

The answer, my friend, is inside yourself

2009 Novembre 29
di francesco cundari

Io credo che tutto sia scritto, ma credo anche nel libero arbitrio, per cui l’uomo può reagire a quello che è scritto.

Sulla partecipazione di Richard Gere a Che tempo che fa penso potrei scrivere interi saggi, per almeno una mezza dozzina di diverse discipline, dall’antropologia alla storia d’Italia alla sociologia della cultura. Due le scene irresistibili: il consumato attore hollywoodiano che prova ad alzarsi e a giocare con le telecamere, mandando in crisi l’intero studio, per poi rassegnarsi e rinunciare alla gag; il consumato attore hollywoodiano che in un estremo tentativo di movimentare lo spettacolo domanda al pubblico quanti tra i presenti suonino uno strumento (la telecamera resta fissa sul consumato attore hollywoodiano che invita gli astanti a non essere timidi, perché non è possibile, in America tutti suonano uno strumento – suvvia, pubblico in sala di Che tempo che fa, ditelo che siete tutti sassofonisti, chitarristi e batteristi della domenica). Il momento che più mi ha colpito è stato però all’inizio: un attore americano che parla di filosofia buddista, tradotto da un interprete, in un talk show per famiglie. Per interi periodi non sono proprio riuscito a capire manco lontanamente cosa volesse dire (e nemmeno Fazio, che saggiamente si è limitato a fissarlo con intensità, pregando dentro di sé che aggiungesse qualcosa). Altre volte, come per l’aforisma sopra citato, se non si capiva forse era pure meglio. Nel complesso, la cosa più vicina a un film di Antonioni che abbia mai visto in prima serata.

Un giorno come tanti

2009 Novembre 26
di francesco cundari

- Ho due notizie. Prima la buona o la cattiva?
- La cattiva.
- I file che stavamo aspettando sono danneggiati.
- Come danneggiati?
- Inutilizzabili.
- E la notizia buona?
- La notizia buona era che sono arrivati.

Niente di nuovo

2009 Novembre 21
di francesco cundari

Tutto quello che ho da dire sugli ultimi “clamorosi” sviluppi del caso Marrazzo l’ho già detto più di due anni fa.

Almeno

2009 Novembre 19
di francesco cundari

Le continue tensioni all’interno della maggioranza fanno spesso dire a tanti commentatori, spregiativamente, che questo centrodestra “sembra l’Unione”. Se solo quegli stessi commentatori tenessero conto del fatto che in larga misura si tratta di problemi interni allo stesso partito – Fini contro Berlusconi e Berlusconi contro Fini, tutti i ministri contro Tremonti e Tremonti contro tutti – ma soprattutto tenessero a mente tutte le fesserie che essi stessi avevano scritto a proposito dell’Unione e delle sue difficoltà, le coalizioni troppo larghe e troppo poco coese, il modello tendenzialmente bipartitico che avrebbe risolto tutto… ecco, se i suddetti commentatori si ricordassero di questo, e oggi trovassero il modo di dire una parola in merito, almeno tutto ’sto casino sarebbe servito a qualcosa. Forse.

Dal Riformista di oggi

2009 Novembre 17
di francesco cundari

«La partecipazione attiva di Walter Veltroni nel Partito democratico rappresenta un’occasione da cogliere per lo stesso Bersani, impegnato nella costruzione di un partito partecipato e collegiale, lontano dal modello leaderistico e berlusconiano prevalso negli ultimi anni». Questo il giudizio di Francesco Cundari, direttore di Red Tv e già notista politico del Riformista e del Foglio, oltre che autore del recente libro Comunisti immaginari, sull’annuncio da parte dell’ex sindaco di Roma di un suo pieno coinvolgimento nella vita interna del Pd. (continua qui - in pdf)

A cosa stai pensando?

2009 Novembre 17
di francesco cundari

Da tempo mi capita di pensare a un curioso fenomeno che sicuramente sarà già stato osservato, studiato e commentato mille volte da osservatori, studiosi e commentatori più preparati e più svelti di me. Magari nel frattempo è pure finito, già passato di moda, rovesciato nel suo opposto, e a quest’ora gli osservatori più svelti e più studiosi di cui sopra stanno già discutendo dell’esatto contrario. In ogni caso, io la definirei la progressiva privatizzazione dello spazio pubblico su internet. In parole povere, il passaggio dai blog a social network come facebook (e tutte le patologie correlate, tipo friendfeed); dalla pagina accessibile a tutti, propagandata come la nuova frontiera della libertà di espressione e di iniziativa – prima per pubblicare un libro o un articolo dovevi essere uno scrittore o un giornalista, oppure avere molti ma molti soldi, adesso basta un click e chiunque può farlo, eccetera – all’esatto opposto, a un sistema pensato appositamente per non arrivare a tutti, per non essere a tutti accessibile, ma solo alla propria cerchia, e gli altri fuori. Sì, lo so, su facebook si può anche avere un profilo aperto: sto parlando della logica del sistema. Buona parte delle persone che conosco usano la propria pagina facebook esattamente come un blog, in tutto e per tutto, e spesso proprio come prima usavano il loro blog. Prima di scoprire facebook. L’unica differenza è quella: che prima si rivolgevano al mondo intero, almeno in ipotesi, ora solo ed esclusivamente alla loro cerchia di amici. Indipendentemente da quali fossero le loro aspettative quando affidavano le loro riflessioni al blog, la decisione di passare consapevolmente da questo a uno strumento fatto apposta per essere accessibile solo ai propri amici mi pare comunque uno spostamento significativo. E’ un cambiamento di prospettiva non da poco, rispetto a tutta la retorica sull’essenza della “rivoluzione internet”, l’abbattimento di ogni barriera, l’era dell’accesso, e così via. Se si pensa all’attuale dibattito sul ritorno dello stato dopo la grande crisi finanziaria, che è un prodotto della globalizzazione, e ai tanti discorsi sulla globalizzazione che andavano per la maggiore fino a poco prima, a partire dai “ruggenti anni Novanta”, l’impressione è che in qualche modo stiamo girando sempre attorno allo stesso punto.

Pagare per credere

2009 Novembre 16
di francesco cundari

L’immenso edificio del Mass General, come un vasto e prospero campo di concentramento, con i suoi innumerevoli sottoreparti per cuori, polmoni, reni, vesciche, cervelli, assomiglia più a un emporio o a un centro commerciale, dove il malato americano, individualista della libera impresa fino all’ultimo, va a comprarsi la salute.

Martin Amis, sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore, ricorda il suo primo e ultimo incontro con John Updike, ricoverato in un ospedale del Massachussetts, nel 1987. Un’altra epoca. “A John Updike, o al suo spettro, interesserebbe senz’altro sapere (e non ne sarebbe poi così sorpreso) che nell’anno della sua dipartita c’è stata una sollevazione generale contro il sistema sanitario proposto dall’attuale Amministrazione, un sistema da tempo consolidato in qualsiasi altro paese del Primo mondo”. La grande crisi di questi anni non ha scosso soltanto i dogmi di una certa scuola di economisti, ma un’intera filosofia, una visione della vita e del mondo – per farla breve: un’ideologia – che per la prima volta sembra essere messa seriamente in discussione persino nella sua patria d’origine, nel paese guida della “rivoluzione neoconservatrice”. Ecco un buon argomento di conversazione per i dirigenti del Partito democratico in viaggio verso la loro prima direzione post-congressuale, se non altro più attuale di quelli sollevati fin qui dalla preannunciata fuoruscita di Francesco Rutelli o dalla non più inattesa rentrée di Walter Veltroni.

Agenda Veltroni

2009 Novembre 15
di francesco cundari

Il 18 febbraio 2009 Walter Veltroni spiegava in un’accorata conferenza stampa la sua decisione di dimettersi da segretario del Pd per tornare a camminare lungo le strade di Roma come un semplice cittadino, uno che la mattina va a fare la spesa al mercato, che il pomeriggio sta a casa con la famiglia, che ha finalmente e di nuovo un po’ di tempo libero; annunciava insomma una scelta di vita, difficile ma sana, salutando e ringraziando commosso i tanti collaboratori con i quali aveva condiviso gioie e dolori di tutti quegli anni di impegno politico in prima linea. Il 2 luglio riuniva al teatro Capranica tutti i principali dirigenti a lui più vicini per lanciare la ricandidatura di Dario Franceschini al congresso, prima ancora che lo stesso Franceschini avesse manifestato l’intenzione di ricandidarsi. Oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, annuncia che intende “tornare a partecipare alla vita del Pd”, per “rinnovare profondamente la sua classe dirigente”.

Se questa ricostruzione è esatta, Veltroni si è effettivamente astenuto dal partecipare alla vita del Pd dal 18 febbraio al 2 luglio 2009. Scorrendo i titoli dei giornali di allora sul suo sofferto ”addio”, mi sembra dunque più corretto dire che si è preso una vacanza, peraltro in perfetta coincidenza con la campagna elettorale e con il voto delle elezioni europee del 6 giugno 2009.

Domenica è sempre domenica

2009 Novembre 15
di francesco cundari

Purtroppo.